Dove c’è l’odio fiorisca la concordia

Irina e Albina camminano affiancate e mentre reggono la croce si guardano negli occhi. Lo sguardo intenso della sofferenza buca lo schermo e arriva dritto al cuore dei telespettatori. È la sera di Venerdì Santo e il mondo cattolico è a casa, riunito davanti alla televisione, per assistere alla Via Crucis trasmessa in diretta da Roma. Ascoltano le parole di Papa Francesco e pensano che mai come quest’anno la Pasqua è stata segnata da eventi tragici: notizie e scenari di morte che vengono diffusi a ogni ora caricando il vissuto quotidiano di angoscia tanto da far rimpiangere la «banalità» di un giorno qualsiasi. Allungando ombre inquietanti sul cielo del Vecchio Continente, la guerra ci ha colti di sorpresa e proprio quando sembrava che le cose, dopo tanto, stessero prendendo il verso giusto, ci ha ricacciati nell’abisso della sofferenza. Reduci da dieci anni di crisi, abbiamo visto la chiusura di aziende, l’aumento della disoccupazione, la disperazione di coloro che hanno perso il lavoro. Poi l’epidemia, la morte in solitudine, le autocolonne militari cariche di salme, gli ospedali in tilt, lo stop alle relazioni umane. Ma se finora abbiamo saputo reagire, adesso è diverso

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