Aquile randagie, gli scout che resistettero al fascismo


Di Chiara Lecca
Pubblicato nel N° 9 del 04.03.2019

I loro ricordi descrivono un’Italia che viveva compressa dalla morsa della dittatura fascista, dove le persone subivano un regime di vita opprimente che annullava la libera volontà. Il governo aveva imposto lo scioglimento di tutte le organizzazioni che non erano sotto il suo diretto controllo, comprese le associazioni scout.
È il tema al centro del convegno – organizzato dalla comunità Masci «SS 2» di Santa Maria di Betlem, il 23 febbraio scorso – dedicato alla storia di un gruppo di ragazzi scout di Milano e Monza: le Aquile Randagie.
Il capo scout Emanuele Locatelli, divulgatore di questa intensa vicenda e curatore di diverse pubblicazioni dedicate all’argomento, ha conosciuto personalmente gli ultimi membri dello storico gruppo e ha voluto raccontare le loro imprese. Il 22 aprile 1928 è la data che segna la chiusura dei gruppi scout di Milano, quando vengono deposte sull’altare del Duomo, le fiamme di tutti i reparti eccetto una: quella del «Milano II». Nello stesso giorno gli esploratori

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