Viaggio tra i retabli della Sardegna


Di Leonarda Tola
Pubblicato nel N° 38 del 19.11.2018

Retablo in castigliano, in catalano «retaule», è il termine con cui si indicano i dipinti multipli esportati dalla Spagna in Sardegna dove ebbero in Sardegna grande fioritura nel XV e XVI secolo. Cagliari, Oristano, Sassari, Tuili, Castelsardo, Alghero, Sanluri, Villamar, Iglesias, Ozieri, Ardara, i centri dell’isola a cui i preziosi manufatti appartengono e dove sono oggi conservati. I retabli sono «macchine d’altare», strutture pittoriche composite costituite da immagini plurime, così designati per il loro posizionamento: sopra o appena dietro l’altare (retrotabula). Polittici, in quanto composti da molteplici immagini, i retabli sono commissionati ad artisti operanti in Catalogna e presenti anche nelle botteghe sarde e sono la cifra dell’arte pittorica sarda del Quattrocento-Cinquecento, con la nascita di scuole, come quella di Stampace a Cagliari della famiglia dei Cavaro.
«Situata al centro del Mediterraneo e all’interno della ruta de las islas», la Sardegna era crocevia di contatti che dal Levante spagnolo, Barcellona e Valencia, si ramificano fino a Napoli e alle Fiandre. Tutto questo si apprende dalla lettura-visione del volume edito da Carlo Delfino «La via dei Retabli. Le frontiere europee degli altari dipinti nella Sardegna del Quattro e

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