Bullismo e sicurezza stradale


Di Antonio Meloni
Pubblicato nel N° 35 del 29.10.2018

Lo hanno ribattezzato cyberbullismo, ma di nuovo ha davvero poco. È il termine coniato per definire gli atti persecutori continuati contro una vittima «designata». La variante rispetto ai sistemi «tradizionali» è l’utilizzo illegale della tecnologia che purtroppo non distingue tra buoni e cattivi. L’ultima terribile novità è l’apertura di un falso profilo creato con immagini e dati rubati alla vittima. Il sistema è semplice: si postano sui social testi e foto dal contenuto osceno, esponendo al pubblico volto e nome di una persona completamente ignara. Fino a quando qualcuno, di solito un amico, la porta davanti allo schermo del computer mostrando la tremenda realtà. Le vittime, nel migliore dei casi, hanno dovuto cambiare quartiere, amici, scuola, e, non di rado, città. Altri sono finiti sul lettino dello psicanalista, ma c’è anche chi ha concluso la terribile esperienza nel modo peggiore.
Su questi episodi, in preoccupante aumento, non si discuterà mai abbastanza e il posto più adatto per farlo è la scuola, terreno in cui il fenomeno è drammaticamente diffuso. Lo hanno fatto i giorni

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