Perchè la Chiesa può parlare di “lavoro”


Di Giuseppe Zichi
Pubblicato nel N° 5 del 06.02.2018

Gli sviluppi più attuali della dottrina sociale della Chiesa hanno trovato, nell‘Ottocento, uno straordinario punto di partenza nelle encicliche di Leone XIII e soprattutto nella Rerum novarum del 15 maggio 1891. Si tratta di un documento che, ancora oggi, nel mondo contemporaneo, è un punto di riferimento dinamico, per la costruzione di un’etica sociale cristiana. Con esso, il magistero della Chiesa ha cominciato il delicato compito, che è pure un grande impegno, di rielaborare per un mondo in continuo cambiamento, un insegnamento capace di rispondere alle rapide trasformazioni della società. Un lungo cammino che ha attraversato tutto il ventesimo secolo ed è ancora in itinere agli albori del terzo millennio.
La dottrina sociale, aiutando a leggere la realtà alla luce della fede (ha per questo anche un’importante dimensione interdisciplinare), assume una prospettiva teologica, utile altresì ai non credenti in quanto caratterizzata da un rilevante carattere umanistico, ben sottolineato da Giovanni Paolo II nell’intero sesto capitolo della Centesimus

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