Intervista con Mons. Enrico dal Covolo


Di Don Francesco Marruncheddu
Pubblicato nel N° 5 del 06.02.2018

Eccellenza, oggi è qua con noi a Sassari. Non è la prima volta, ricordo la sua visita nel 2010. è dunque un piacevole ritorno tra noi…
Sì, venni qualche mese, anzi, qualche settimana prima ancora di sapere della mia nomina a Rettore dell’Università Lateranense, perché l’ho saputo nel mese di giugno, il 30 giugno, e qui venni in aprile. Una esperienza indimenticabile, davvero molto bella, soprattutto ricordo l’esperienza in quella prestigiosissima Aula Magna dell’Università di Sassari, una Università che gode di grande prestigio e di una ininterrotta tradizione anche nello studio della Letteratura Cristiana antica, che mi è familiare.

Abbiamo parlato di “nuovo umanesimo”, un termine ricorrente anche nelle indicazioni e nel magistero del nostro Arcivescovo mons. Gian Franco Saba. Ma cosa si intende esattamente con questo termine? Come spiegarlo con semplicità a una persona?
L’espressione è stata rivisitata soprattutto da Giovanni Paolo II e poi dai Pontefici successivi sulla medesima onda. Io credo che proprio in Fides et ratio si possa trovare il concentrato del nuovo umanesimo: la persona raggiunge la verità e l’umanesimo integrale pieno, attraverso le due ali, l’ala della fede e l’ala della ragione che, insieme, lavorano verso l’approfondimento della verità.

L’Università e gli studi accademici nascono nel grembo della Chiesa. C’è la Fede, il depositum fidei custodito dalla Chiesa, e il contesto di uno studio universitario in un mondo sempre più laico…
Quello che noi chiediamo specie all’università non è certo l’imposizione della fede che è, e rimane, un grande dono di Dio e c’è chi questo dono ce l’ha e chi questo dono lo rifiuta, e questo appartiene alla libertà dell’uomo. Quello che noi chiediamo all’Università è che sia effettivamente aperta alla ragione ma non ad una ragione che si

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