Un’isola che non cresce. Presentati i dati sul saldo demografico


Di Michele Spanu
Pubblicato nel N° 5 del 06.02.2018

La Sardegna perde oltre 400 abitanti al mese. Un’emorragia lenta e silenziosa che non accende alcun dibattito politico ma che ci riguarda tutti. I numeri di questo preoccupante fenomeno sono stati presentati nelle scorse settimane da parte del Crei, il centro regionale emigrazione-immigrazione delle Acli Sardegna nel corso di un convegno che si è svolto a Monteleone Rocca Doria. Gli esperti del Crei hanno analizzato i dati sulla base del rapporto demografico dell’Istat relativo al 2016. E il risultato non lascia spazio ad alcun dubbio: l’isola sembra condannata a uno spopolamento sempre più consistente, soprattutto nelle zone interne. Nell’anno preso in esame, dal 1° gennaio al 31 dicembre, la popolazione sarda è passata da 1.658.138 abitanti a 1.653.135, perdendo così 5.003 abitanti. Questo vuol dire in media un saldo negativo di 417 persone per ciascuno dei dodici mesi: un calo demografico consistente, che riguarda la quasi totalità dell’isola. La causa principale del fenomeno risiede nello scarso numero delle nascite. Il quoziente di natalità dell’isola negli ultimi 10 anni, dato dal rapporto tra il numero di nati vivi e l’ammontare della popolazione residente per 1.000 abitanti, è infatti passato da 8,2 nel 2007 al 6,3 del 2016. La fecondità totale in Sardegna è scesa nel 2016 a

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