Verso le elezioni del 4 marzo. Non bastano le promesse


Di Michele Spanu
Pubblicato nel N° 4 del 30.01.2018

La campagna elettorale è entrata nel vivo e, come da tradizione, in queste settimane le forze politiche sono al lavoro per definire i programmi di governo che puntano a conquistare fasce sempre più consistenti dell’elettorato. Si tratta di una fase importante per la democrazia, perché indica una volontà di operare per il bene comune. Eppure, proprio in questa fase così delicata non mancano i rischi legati alle cosiddette promesse elettorali: quelle proposte, cioè, che non sono finalizzate al bene comune ma che servono soltanto ad ottenere consenso sul breve periodo. Nel gergo giornalistico vengono chiamate promesse “acchiappa voti”, proprio per indicare la loro natura effimera ed utilitaristica. Proviamo quindi ad avventurarci nel mare delle promesse finora formulate dai vari partiti. Non indicheremo quali sono i partiti che le hanno presentate perché in questa fase è più importante concentrarci sul loro contenuto. Occorre capire in che cosa consistono, quanto costeranno alla finanza pubblica (cioè a tutti noi) e soprattutto se potranno essere attuate o meno.
Partiamo dalla promessa più costosa: l’abolizione della Legge Fornero. Come sappiamo la riforma del sistema previdenziale varata dal

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