Il contesto culturale e religioso in Sardegna


Di Giuseppe Zichi
Pubblicato nel N° 3 del 23.01.2018

In Sardegna il turismo si basa su una presenza fortemente legata alle vacanze estive (nella migliore delle ipotesi la stagione inizia con la Pasqua – al riguardo la settimana santa di Alghero e Castelsardo rappresentano un’importante attrattiva – e si protrae fino ai mesi di settembre). Un turismo, questo, che non ha interesse, salvo qualche rara eccezione che guarda all’immediato entroterra, a un discorso su beni ambientali e culturali ancora quasi tutto da definire. Si tratta di un approccio in parte pionieristico per un’isola che, a partire dagli anni della Rinascita, ha guardato in altre direzioni.
Il primo obiettivo, come si sta già facendo, dev’essere quello della tutela; una tutela che deve passare attraverso una coscienza diffusa dell’importanza di tutti i beni sparsi sul territorio (ecco perché è di fondamentale importanza promuovere studi e ricerche che ne possano ricostruire la storia) e rivolta alla fruizione di questi beni, per trasformare il “turista per caso” in “visitatore cosciente”.
Si fa ancora molta fatica nel creare e rendere accessibili itinerari di per sé significativi come quello del romanico: in Sardegna un vero e proprio tesoro che solo nella parte settentrionale dell’isola annovera diverse basiliche. Per incentivarlo è nata persino un’associazione. Sembra però riduttivo circoscrivere questi progetti solamente alle basiliche cosiddette maggiori, in quanto il romanico è presente anche in molte altre chiese che, per più modeste proporzioni e per più difficili location, restano emarginate dai circuiti di transito dei turisti sebbene la loro storia non sia meno

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