Pietre preziose e povere

Di Mons. Mario Simula, Vicario generale
Pubblicato nel N° 31 del 12.09.2017

La Chiesa è edificata con pietre vive. Le murature subiscono il logorio del tempo e l’usura della frequentazione.
Stranamente avviene alle Chiese concrete, storiche, costruite come “case tra le case”, di migliorare l’abito di nozze mentre invecchiano i rapporti.
In ogni comunità che inizia, si respira l’aria del primo amore, dell’innamoramento che si accontenta di poco: di poche strutture, di pochi spazi, di suppellettili essenziali obbligando a stringersi, ottenendo un’esperienza di vicinanza. Questa è messa a rischio, quando tutto è grande, tutto è studiato nei minimi particolari, tutto corrisponde ai canoni dell’edilizia di culto.
Ricordo di essere arrivato nel rione nel quale sarebbe sorta la chiesa di Cristo Redentore, come un povero immigrato, privo di tutto. Ci sono arrivato da visionario. La condizione più evangelica per immaginare l’inesistente e cercare di viverlo come se ci fosse.
Un grande spazio scosceso e pieno di detriti. Più una discarica che un luogo destinato al sacro.
Cosa fare se non sognare?
Quando una persona sogna sta amando. Quando possiede inizia a fare calcoli.
Quel capannone di trecento metri quadri, nato quasi per miracolo e perché

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