Intervista a Mons. Gian Franco Saba: la Chiesa

Di Don Francesco Marruncheddu
Pubblicato nel N° 25 del 04.07.2017

Sul filo della memoria, da quand’era bambino fino ad oggi, quale immagine della Chiesa L’ha affascinata di più e custodisce gelosamente?

Quando ero bambino venivo spesso a Sassari con i miei genitori. Una delle mete più ricorrenti era la preghiera presso la tomba del Servo di Dio Padre Manzella. Una mia zia lavorava dalle Suore come sarta, quindi ho il ricordo di una Chiesa gioiosa e vivace. Inoltre in occasione della visita di san Giovanni Paolo II a Sassari per la prima volta ho potuto servire la Santa Messa al Papa. Ricordi indelebili. Da bambino ho frequentato la parrocchia di San Simplicio ad Olbia ed anche Buddusò, il paese di origine dei miei genitori. Si sentiva una freschezza spirituale, un entusiasmo apostolico, che successivamente ho compreso come fosse il frutto della gioia spirituale che animava sacerdoti e laici.

Gli studi l’hanno introdotta ad una più profonda conoscenza del Mistero di Cristo e della Chiesa. La chiave di lettura dottrinale Le ha offerto qualcosa di più originale e più comprensibile della Chiesa di oggi?

Una sola immagine non può esprimere il mistero della Chiesa. In particolare, desidero porre in evidenza la dimensione della Chiesa che «rispende nel suo volto della luce di Cristo» (LG). Una Chiesa che ascolta costantemente la chiamata di Cristo, perciò si mette in cammino (è in uscita) per «raggiungere le periferie che hanno bisogno della luce di Cristo» (EG). Per fare questo occorre applicazione, dedizione. Trasformare in quotidiano esercizio di discernimento personale e comunitario l’appello del Beato Paolo

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