Quando le ferite sono invisibili

Di Silvia Acunzo, Antonello Sanna
Pubblicato nel N° 12 del 28.03.2017

Come comportarsi quando abbiamo davanti persone con ferite invisibili?
Questa domanda è stato lo sfondo dell’incontro formativo organizzato dall’Ambulatorio medico per immigrati della Caritas diocesana di Sassari, sabato 25 marzo, con il medico pediatra e psichiatra Marco Mazzetti che si occupa, tra le altre cose, di psicoterapia transculturale e psicotraumatologia, in particolare con i rifugiati.
Nei locali della Parrocchia di Cristo Redentore il Dr Mazzetti ha raccontato delle origini dell’ambulatorio della Caritas di Roma, nei primi anni ’80 nei pressi della stazione Termini, voluto da Don Luigi Di Liegro e destinato a coloro che non godevano dell’assistenza sanitaria pubblica, di come oggi la situazione sia molto cambiata e di quanto i servizi della Caritas di Roma, in ambito medico, siano aumentati con l’introduzione anche del servizio di psicoterapia per vittime di tortura, di cui il Dr. Mazzetti è responsabile.
Da studi specifici svolti dopo gli anni ’90  si è evidenziato che gli immigrati non portavano malattie infettive e chi arrivava nel nostro Paese era fortemente motivato dalla volontà di realizzare un progetto che dava senso alla propria vita. Per questo, pur non essendo accolti in alcuna struttura, riuscivano a farcela.
Fino al 2010 il sistema dei richiedenti asilo funzionava anche

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