Scuola della Parola: le nostre fragilità umane e spirituali

Di Francesca Pintus
Pubblicato nel N° 11 del 21.03.2017

Continua il nostro “viaggio” attraverso la lettura del vangelo di Matteo! Oggi la nostra “guida” ci accompagna all’interno del Tribunale Giudaico: la scorsa settimana eravamo rimasti all’arresto di Gesù avvenuto in seguito al tradimento di Giuda. Sullo sfondo del primo processo (in quanto il secondo lo vivremo nella scena presso il Pretorio) resta la certezza teologica che tutto questo avviene perchè si compia il disegno di salvezza di Dio. Potremmo dividere il Vangelo del giorno in 3 scene: in Mt 26,57-68 ritroviamo il vero e proprio “processo a Gesù”. In questa prima sezione, questa prima scena ha come scenario la casa di Caifa, Gesù viene sottoposto al processo di notte, insultato, maltrattato e deriso, Matteo evidenzia la piena responsabilità nella morte del Messia che hanno i Sommi Sacerdoti  per trovare false testimonianze per incastrarlo. Gesù stesso offre il vero pretesto per la sua condanna a morte rivelandosi come il Cristo, autoproclamandosi Figlio dell’uomo. Trova così risposta la domanda fondamentale del Vangelo sulla vera identità di Gesù, una identità che durante la sua vita si è rivelata attraverso le parole e le opere, e che nella sua morte si mostra attraverso la Croce, divenendo scandalo per i Giudei e salvezza per noi.
La seconda scena vede come protagonista Pietro (vv.69-75), ambientando la scena nel cortile del palazzo di Caifa.
Pietro è l’unico che, secondo Matteo, ha provato a seguire

Devi eseguire l'accesso per visualizzare il resto del contenuto.Si prega . Non sei un membro? Registrati
[Abbonati per leggere tutte le pagine di Libertà]