Omelia: scrittura, liturgia e comunità


Di RedL
Pubblicato nel N° 8 del 24.02.2020

Sermone, concione, predica sino al termine omelia. Sono tante le parole, utilizzate nel parlare comune, che tentano di identificare quel discorso (alcuni più maliziosi lo chiamano “monologo”) che il sacerdote propone al termine della proclamazione della Parola di Dio nelle celebrazioni liturgiche. Diversi termini per identificare la stessa realtà, ma a dire il vero per niente sinonimi, ma che anzi sottolineano una certa mutazione che lungo i secoli ha caratterizzato l’intervento verbale del presbitero, specie durante la messa.
L’omelia diventa l’oggetto di studio da parte di don Pierangelo Muroni, sacerdote della diocesi di Sassari, decano della facoltà di teologia della Pontificia università urbaniana nella quale insegna liturgia e che svolge la sua attività di docenza anche al Pontificio istituto liturgico a Roma. Nel suo libro dal titolo «L’omelia. Scrittura, liturgia e comunità», pubblicato dalle Edizioni Dehoniane di Bologna, tratta dell’omelia facendo riferimento alle sue fonti principali:

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