La nostra Chiesa cerca la comunione

Di Mons. Mario Simula, Vicario Generale
Pubblicato nel N° 21 del 05.06.2018

Siamo parte integrante della Solennità del Corpo e del Sangue del Signore.
Raccolti come tanti chicchi di grano per formare un solo pane, spremuti come infiniti acini d’uva per diventare un solo vino, formiamo “la materia” di questo misterioso dono che il Signore Risorto fa di se stesso.
Frutto della terra e della vite e del lavoro dell’uomo, siamo pensati da Gesù come una “cosa sola”: un unico pane, un unico calice.
Su di noi scendono le parole efficaci dell’amore: “Questo è il mio corpo. Questo è il mio sangue”.
Ed entriamo nel progetto di salvezza in maniera decisiva. Non possiamo più schivare la benevolenza della passione e della morte del Signore. Come diventa impossibile non appartenere allo stesso cibo e alla stessa bevanda, da consumare seduti alla medesima mensa della condivisione.
Invitati alla Cena che non è più l’ultima, ma è diventata quotidiana, formiamo la Chiesa, la Santa Assemblea convocata dalla Parola di Dio.
Costituiamo una famiglia, il cui linguaggio è l’amore.
Questo mistero si sviluppa attorno alla persona dell’Apostolo. Il Vescovo garantisce l’unità, la convergenza, il cammino comune, la medesima fede, lo stesso servizio al Vangelo.
Ogni altra scelta è solitaria, autosufficiente, impoverita dalla nostra presunzione di bastare a noi stessi.
Non esistono tante chiese. Non facciamo riferimento a noi stessi, come se non avessimo bisogno

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