In linea di massima ci basta sentire due o tre volte un modo di dire – quattro, se siamo molto cocciuti – perché quell’espressione si idiomatizzi anche alle nostre orecchie, cioè finiamo per coglierne subito e soltanto il significato metaforico senza inciampare più su quello letterale. Per intenderci meglio: nessuno di noi, quando sente l’espressione «tagliamo la corda!» la associa a immagini di coltelli, segacci e funi recise. Ma la prima volta e (almeno per un istante) anche la seconda volta che l’abbiamo sentita, presumibilmente da bambini, ci saremo chiesti incuriositi dove fosse questa corda e come mai sembrasse a tutti così urgente tagliarla. Ma ogni tanto uno spunto di ragionamento, uno spostamento di prospettiva può farci riconsiderare un’espressione idiomatica e riproporcela nel suo significato letterale. A me è accaduto nei giorni scorsi mentre leggevo la prima sintesi battuta dall’Ansa del messaggio di Papa Francesco per la 56esima Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, diffuso nel giorno di san Francesco di Sales, patrono di noi giornalisti. Quelle considerazioni sulla necessità di ascoltare il prossimo, mentre «in molti dialoghi noi non comunichiamo
Nell’ascolto, il vaccino contro il settarismo
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