Un dono che rimane mistero. Piero Paulesi si racconta, in preparazione all’ordinazione diaconale


Di Piero Paulesu
Pubblicato nel N° 17 del 08.05.2018

Quando Dio chiama, ci si sente spinti, nonostante le proprie resistenze, a rispondergli con il proprio “eccomi”, certi del suo fedele e costante accompagnamento. La vocazione al ministero presbiterale è un dono che rimane un mistero innanzitutto per il chiamato stesso che si interrogherà sempre del perché proprio lui sia stato scelto tra tanti e, nonostante non si senta all’altezza di tale missione, Dio lo rassicurerà e lo confermerà nel lungo dispiegarsi della sua storia vocazionale. Questa è l’esperienza che ho vissuto in prima persona e, alla vigilia della mia ordinazione diaconale, è ciò che mi riempie di gratitudine nei confronti del Signore che mi ha chiamato e della Chiesa Turritana che mi ha pazientemente e amorevolmente preparato ad abbracciare questo ministero.
La mia vocazione nasce in seno alla parrocchia di san Giuseppe, a Sassari, in particolare tra le fila dell’Azione Cattolica dove è maturata grazie all’esempio e all’incoraggiamento di alcuni sacerdoti e diversi educatori laici che sono stati fondamentali nel mio lungo percorso di discernimento. Anche se fin da adolescente ho sentito

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