Salvare il mondo con l’amore. Il messaggio del Corpus Domini

Di Don Mario SImula - Vicario generale
Pubblicato nel N° 23 del 20.05.2017

Se le parole di Gesù nella sinagoga di Cafarnao: “Il mio corpo è vero cibo e il mio sangue è vera bevanda”, crearono scandalo tra la folla che seguiva il Signore.
Se quelle parole hanno suscitato una domanda di conferma da parte di Gesù ai suoi Apostoli: “Volete andarvene anche voi?”.
Se quelle parole hanno suscitato in Pietro una professione di fede spontanea: “Da chi andremo, Signore, tu hai parole di vita eterna”.
Una ragione ci doveva pur essere. L’annuncio di un amore mai sentito, stava scompigliando il modo di pensare della gente. Amare fino al punto da dare se stesso come cibo e bevanda.
Cosa voleva Gesù dagli uditori? Dove voleva arrivare?
Se tutto questo avveniva allora, mentre Gesù poteva essere visto e toccato e ascoltato, a maggior ragione scandalizza oggi. In altra maniera.
Portare per le vie della Città, in processione e in adorazione, il Corpo e il Sangue di Cristo silenzioso e nascosto in quel pezzo di pane, può soltanto creare scetticismo: “I credenti hanno bisogno di questo! La razionalità, come al solito, li disorienta!”.
Noi, ancora una volta, abbiamo avuto il coraggio di percorrere strade e vicoli per dire: “Questo è il Signore Risorto!”.
Ma anche per noi si solleva il problema: “Quanto è autentica la nostra fede? E’ così grande il nostro amore per Gesù, da spingerci a rimanere ammutoliti davanti ad un dono inedito, stupefacente, affascinante come questo?”.
Per noi il problema è molteplice: riguarda il dato della fede nella presenza del Signore; riguarda l’adesione del cuore a tale fede; comporta una coerenza di vita che esprima l’amore incluso in quella fede.
Stiamo dicendo, a tutti quelli che ci incontrano, che in mezzo a loro sta passando, come pellegrino e concittadino, Colui che salva.
Stiamo dicendo che fino a quando non ci arrenderemo ad un amore di tale spessore, la nostra fede non scalfirà nessuno e niente.
Stiamo dicendo queste cose a persone che abitualmente giudicano con categorie mondane: il potere, il dominio, l’ingiustizia che attanagliano la vita di molti e porta alla fame la vita di molti di più.
L’eucaristia scandalizza e continuerà sempre a scandalizzare, perché ci fa guardare in alto da dove il dono ci viene; ci obbliga a guardare al Crocifisso che del dono è il segno concreto, visibile, sacramentale, permanente; ci obbliga a guardare con coerenza alle conseguenze che il Signore nascosto porta nel suo mistero.
Guardare non basta. Non basta la contemplazione devota e calda. Ciò che rende vero il passaggio del Signore è la costruzione del suo regno attraverso le scelte di carità umana e spirituale.
Ogni povertà sulla quale inciampiamo non può lasciarci indifferenti. E se la aggrediamo

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