“Un bimbo con le braccia aperte è segno di accoglienza”

Anche quest’anno, come da tradizione la prima messa del vescovo nel giorno di Natale è stata celebrata tra i fratelli detenuti, gli ultimi tra gli ultimi, perché privi del dono più importante: la libertà. Ma la preparazione del Natale, in carcere, avviene già nel periodo d’Avvento. S’inizia con la preparazione dei canti natalizi, che da anni i detenuti preferiscono fare loro direttamente, senza l’ausilio di cori esterni.
È la loro eucarestia e ci tengono a essere loro i protagonisti della liturgia. Quest’anno sono stati curati di più i segni del Natale. Infatti, sono stati realizzati più presepi tra le mura infinite del penitenziario sassarese, in modo da evidenziare maggiormente l’evento natalizio. Il presepe più bello ed eloquente è stato quello allestito all’esterno, all’ingresso del carcere, in modo da ricordare a tutti i visitatori la grandezza dell’evento dell’incarnazione. Poi un altro nella zona degli uffici, creato dall’educatrice Rosanna Roggio, un altro ancora nella rotonda, luogo di passaggio di tutti gli ospiti e detenuti, e quindi al femminile e nella cappella intitolata a san Sebastiano.
Tanti piccoli segni che hanno voluto invitare alla riflessione sul Natale e alla frase del vangelo di Matteo del Cristo «Visitato tra le mura del carcere». Poi il 22 dicembre il passaggio, cella

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