Suor Carmela Tornatore


Di Antonio Meloni
Pubblicato nel N° 37 del 19.10.2020

I giorni scorsi siamo tornati sul tema delle recenti nomine decise dall’arcivescovo Gian Franco, in particolare sulla catechesi, perché la novità dei provvedimenti voluti da monsignor Saba è il fatto che una religiosa sia stata chiamata a dirigere l’ufficio catechistico diocesano. Si tratta di suor Maria Carmela Tornatore, medico chirurgo, specializzata in pediatria, che fa parte della congregazione delle suore del Getzemani, fondata a suo tempo da padre Giovanni Battista Manzella e Angela Marongiu. Lo stesso presule turritano, durante l’incontro con i giornalisti, nella tomba dei protomartiri, a Porto Torres, nel comunicare le nomine e gli avvicendamenti della diocesi turritana, ha rimarcato, in piena sintonia con il pensiero di papa Francesco, il ruolo centrale della donna nella Chiesa contemporanea. Abbiamo voluto incontrare suor Carmela per rivolgerle alcune domande sul l’importanza della catechesi in questo momento storico delicato.

Suor Carmela, partiamo dalle attribuzioni dell’ufficio catechistico diocesano, che cos’è e quali funzioni ha?
«L’ufficio catechistico diocesano è un organismo della curia che normalmente affida proprio a questo organismo la catechesi, quindi la relativa programmazione. È un organismo che si presta molto per il servizio di evangelizzazione proprio perché per definizione si occupa della programmazione della catechesi. Ha una costituzione molto vecchia, se si pensa che risale al 1935, quindi è passato molto tempo, ha veramente un suo percorso storico e comunque oggi questo organismo, inserito proprio in una pastorale diocesana, ha il compito di coordinarsi insieme agli altri ambiti pastorali per potare avanti un progetto pastorale che riguarda in modo specifico la catechesi. Chi gestisce, possiamo dire così, l’ufficio catechistico è appunto il direttore al quale arriva direttamente la nomina dall’arcivescovo e ha come sostenitori, come collaboratori dei presbiteri, laici e consacrati, questo è proprio il gruppo, l’equipe, una sorta di task force».

Qual è l’importanza della formazione dei catechisti e degli operatori pastorali?
«Ha un’importanza prioritaria, fondamentale, l’ha sempre avuta e continua ad averla e così, a mio avviso, ma non solo, perché se noi andiamo a vedere e a consultare il nuovo direttorio per la catechesi che è quello pubblicato recentemente, approvato da Papa Francesco, nel marzo di quest’anno, ci rendiamo subito conto come veramente il focus sia sempre sulla formazione degli operatori, in modo particolare quindi dei catechisti. Chiaramente se siamo dei catechisti preparati, si può anche fare una buona evangelizzazione, non perché questo sia necessario, non è una questione di preparazione tecnica, che comunque è importante, certamente l’evangelizzazione avviene attraverso la trasmissione della fede, prevalentemente. Ma se noi uniamo a questo una buona preparazione credo che il discorso sia veramente più valido e anche l’evangelizzazione sia molto più fluida. Al riguardo ricordo sempre mia nonna e mia mamma, che erano delle donne straordinarie, semplici, avevano fatto solo le scuole elementari e la fede me l’hanno trasmessa in modo straordinario. Però, oggi stiamo vivendo dei tempi in cui più si è formati, più si è colti, non nel senso estetico del termine ma proprio come avere una cultura che si incultura, mi lasci passare questo gioco di parole, perché è necessario proprio saper dialogare col mondo di oggi e con tutto quello che il mondo di oggi ci propone, nel bene e nel male».

Tra le questioni più urgenti c’è quella del rinnovamento della catechesi per bambini e ragazzi, su questo fronte cosa possiamo dire?
«Che è sempre molto difficile e molto delicato, è come un campo minato, perché da anni ormai si sta cercando di passare da una catechesi il cui obiettivo è appunto quello dei sacramenti, e finalizzato ai sacramenti, a una catechesi che tenga conto appunto della preparazione e dell’amministrazione, ma che sia dentro un circuito molto più ampio, più completo che è quello della famiglia».

Un altro terreno importante è quello relativo alla catechesi degli adulti. A questo riguardo cosa si può evidenziare?
«Possiamo evidenziare anche qui una priorità, perché se si parte da un adulto nella fede, non facciamone una questione di età cronologica ma proprio di età della fede, di crescita nella fede, se noi abbiamo un adulto nella fede abbiamo anche un bambino che crescerà nella fede, abbiamo un giovane aiutato e accompagnato a crescere nella fede».

Il rapporto catechesi disabilità è un’altra questione aperta.
«È una questione aperta perché ormai stiamo vedendo, un po’ anche nella scuola, quanti bambini purtroppo manifestano delle fragilità e delle disabilità non solo fisiche ma anche psichiche. Io non parlerei solo di disabilità fisica ma veramente amplierei il discorso a una disabilità psico-fisica perché abbiamo a che fare con ragazzi, giovani e qualche volta anche adulti, che vivono situazioni di estremo disagio familiare o sociale e questo poi naturalmente si ripercuote anche sul modo di esprimere la fede».

Come ha accolto la decisione del vescovo Gian Franco?
«L’ho accolta come la deve accogliere, credo, qualsiasi discepola di Gesù, ho ringraziato l’arcivescovo per la fiducia, veramente, poi mi sono messa a disposizione con grande gioia perché credo che, anche per il carisma che ho abbracciato, il carisma del mio istituto di evangelizzazione, in questo momento la missione diventa veramente un’urgenza prioritaria».

Mentre formuliamo a suor Carmela i migliori auguri di buon lavoro, cogliamo anche l’occasione per salutare monsignor Mario Simula, direttore uscente dell’ufficio catechistico diocesano, che lascia l’incarico dopo un periodo prolifico.