La scuola non è chiusa, è cambiata


Di Michele Spanu
Pubblicato nel N° 14 del 06.04.2020

«Vedo ogni giorno i miei piccoli alunni nelle videolezioni e nei loro occhi posso notare la mancanza profonda degli abbracci dei compagni, della campanella, della merenda, della ricreazione, degli insegnanti. In questo periodo esprimiamo pareri su tutto, ma su una cosa possiamo essere tutti d’accordo: stiamo imparando ad amare di più la scuola. Sia chi la vive da fuori, sia chi la vive da dentro». In queste poche righe pubblicate su Facebook da Riccardo Insero, un docente di scuola materna, si riassume la fatica dei docenti italiani che, a partire dal 4 marzo, hanno esplorato un terreno praticamente inesplorato: quello della didattica a distanza. Una fatica condivisa con milioni di studenti che – improvvisamente – hanno lasciato i banchi di scuola per accedere a un mondo virtuale fatto di piattaforme, videolezioni e lavagne elettroniche. Un vero e proprio salto nel buio che sta portando a rivalutare il ruolo strategico dei docenti e della scuola per il futuro di milioni di

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